Streaming: il futuro è nel passato.

Reti

Ed eccomi qui di nuovo a commentare una nuova moda che sta facendo eccitare tutti, tanto da far definire “morte” delle tecnologie che nella realtà non sono mai state così vive.

Sto parlando dello streaming, ok, lo ammetto, non è proprio una moda così recente… Ma è in questi ultimi anni che sta conquistando una diffusione così ampia da diventare un problema. Un problema sotto gli occhi di tutti, ma non basta per far ritornare con i piedi per terra tutti quei sognatori pronti a dire “la TV è morta, il futuro è Internet”.

No, non sono impazzito, lo so bene che ci sono dei servizi di streaming che vanno alla grande, e non solo, ne nascono sempre di nuovi, anche a pagamento. Un mercato in crescita notevole, che però nasconde un mostro che non mancherà di manifestarsi prima o poi, e quando lo farà, ce ne accorgeremo tutti.

Cos’è Internet?

A costo di essere ripetitivo, Internet nasce da ARPANET (1969), un progetto militare Americano sviluppato dal DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) per permettere una comunicazione punto-punto tra due calcolatori remoti, senza preoccuparsi che qualcuno riuscisse a sabotare la comunicazione interrompendo la linea. L’idea si è poi evoluta ed è uscita dal mondo militare (anche grazie alle università) sfociando in quello che oggi chiamiamo Internet, ovvero “interconnected networks”, La “rete delle reti” se vogliamo definirla in modo poetico: tante reti di calcolatori interconnesse tra di loro in modo che virtualmente qualsiasi calcolatore connesso possa comunicare con qualsiasi altro calcolatore connesso.

Ed è proprio qui il punto, Internet permette una comunicazione tra due computer, ottimo per fare tutto quello che normalmente si fa su Internet: visitare siti web, leggere le e-mail, chattare con gli amici… Tutte azioni che necessitano soltanto di un canale di comunicazione tra il calcolatore dell’utente e il calcolatore del fornitore del servizio (server).

Cos’è lo Streaming?

Questa bellissima parola, che in Italiano significa qualcosa simile a “scorrendo” non è nulla di rivoluzionario, è solo una modalità di download di un file. Normalmente quando scarichi un file da Internet questo ti arriva man mano da un server sul tuo calcolatore, dove viene salvato su un supporto di memoria, nello streaming succede la stessa cosa, con la sostanziale differenza che il salvataggio avviene su una memoria volatile, e una volta che hai visionato il contenuto (spesso un filmato, ma anche una canzone) il file appena scaricato viene cancellato.

Noterete subito una cosa che non torna: ma se io voglio rivedere quel contenuto? Bhe, la risposta a questa domanda è lucida e folle allo stesso tempo… lo scarichi di nuovo.

Non fraintendetemi, non voglio vedere sparire lo streaming, in molti casi è utile. Ma per i motivi che sotto tratterò, penso che sarebbe una grandissima idea limitarne l’uso e utilizzare altre soluzioni.

Come funziona la TV?

La tanto criticata e vecchia televisione, spesso anche io la critico, ma per i suoi contenuti, sempre meno fruibili (senza incorrere in spiacevoli reazioni fiseologiche) non per la sua tecnologia. Anzi, con l’avvento del digitale terrestre la tecnologia a disposizione del piccolo schermo è tra le migliori per fare quello che la televisione deve fare.

Cosa deve fare la TV? Semplicemente deve riprodurre un contenuto video trasmesso da una sorgente che chiamiamo “emittente”. Il principio è semplice: uno fornisce il contenuto, tutti lo possono riprodurre: in inglese si chiama broadcasting, ed è disarmante nella sua efficienza. Non conta quanti utenti stanno guardando quella trasmissione televisiva, l’emittente fa sempre la medesima “fatica”, che sia 1 ascoltatore o che siano 1 milione di ascoltatori non fa alcuna differenza.

Come non funziona la TV su Internet?

Come già detto Internet è nata per trasmissioni punto-punto. Da una sorgente ad una destinazione, in inglese unicast. Si, è vero che con i protocolli Internet possiamo avere anche un metodo di trasmissione broadcast o multicast, ma il primo non può essere usato per diffondere contenuti multimediali, e il secondo non lo usa nessuno per sostanziale incompatibilità dei dispositivi di rete.

Quindi? Come possiamo portare un’emittente televisiva su Internet? Lo streaming sembra la soluzione, e fino ad oggi lo è stata, con un sostanziale problema di fondo: non è broadcast. Ogni utente che visualizza un contenuto utilizza una sua trasmissione personale dal server verso di lui, come già detto, Internet lavora punto-punto. Quindi in questo caso non è più indifferente il numero di ascoltatori, perchè ad ogni nuovo ascoltatore che si aggiunge l’emittente deve tramettere una nuova copia della trasmissione, finchè i normali limiti della rete impediscono l’aggiunta di nuovi ascoltatori: c’è un limite al numero di ascoltatori contemporanei, e questo limite è di gran lunga più basso dei numeri di ascolto che la televisione tradizionale può fare con il minimo della fatica.

Non avete mai fatto i conti? Facciamoli: Prendiamo ad esempio una trasmissione su Internet di un famoso canale all-news Italiano.

Dati alla mano, per la trasmissione sono utilizzati 100 kB/sec di banda per ogni utente. E sono stati previdenti, hanno messo la qualità del video al minimo (infatti si vede abbastanza male). Come già detto ogni utente ha bisogno della sua trasmissione personale, quindi prendiamo quel numero e moltiplichiamolo per il numero di utenti che vogliono visualizzare la trasmissione. Che numero possiamo mettere? Esageriamo… facciamo gli ascolti simultanei che fa un normale programma televisivo: circa 2 milioni? Dai non siamo cattivi, facciamo la metà:

100 kB/sec * 1.000.000 = 100 GB/sec

Una banda decisamente alta, non certo alla portata di tutte le emittenti, il tutto per fornire una trasmissione alla metà degli ascoltatori di un programma “normale” ad una qualità scadente e con costi decisamente folli. E sia chiaro, che ho preso il caso più favorevole… oggi la gente vuole il FullHD, non si accontenta di questa qualità scadente.

Ottimizzazioni sono sempre possibili, ovviamente, è per esempio possibile utilizzare più server per trasmettere suddivendo gli utenti tra questi server in modo da dividere il carico, magari secondo una logica geografica, e magari utilizzando anycast a livello di dorsali. Ma ciò non toglie il problema iniziale , ogni server ha un limite massimo di utenti e inoltre nella parte finale server-client rimane sempre il problema delle connessioni: una per ogni utente connesso.

Il mostro che si nasconde dietro lo Streaming

Finchè siamo in pochi privilegiati ad usufruire dello streaming il problema non si pone, l’infrastruttura regge anche con un servizio così inefficiente. Ma stiamo crescendo, spinti dalla moda, spinti da tutta questa gente che pensa e dice che questo è il futuro: ormai la strada è segnata, ecco a voi servizi on-demand, televisione veicolata attraverso Internet usufruibile da computer, smarthphone, consolle di gioco e perfino TV di nuova generazione, definite “intelligenti”.

E la nostra cara infrastruttura di rete? Bhe, povera, la stiamo costringendo a fare una cosa per cui non è stata progettata. Finchè dura si va avanti… ma prima o poi ci troveremo difronte al mostro che temiamo da sempre: il collasso dell’infrastruttura per il carico eccessivo.

Internet non durerà a lungo se continueremo ad aumentare il traffico in questo modo. E arriverà il punto in cui dovremo renderci conto che la tecnologi che abbiamo disprezzato tanto in passato è forse l’unica che può salvarci dalla nostra mancanza di lungimiranza.

Andrea Bontempi

Andrea Bontempi ha scritto 10 articoli

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