Permesso?

Prego! Fate come se foste a casa vostra! L’ospitalità è una bella cosa non è vero? Sicuramente… almeno finché non incontriamo qualcuno che se ne approfitta.

Le App, già trattate in precedenza ritornano prepotentemente in un altro articolo di sfogo. Nell’ultimo periodo i produttori di App hanno scoperto una cosa interessante: puoi chiedere le peggio cose all’utente e lui ti concederà tutto! Figata, che gran senso dell’ospitalità, non trovate?

E allora dato che ci siamo perchè sul tuo cellulare non ci installi qualche App con il permesso di sapere tutto su di te? Cosa installi, che app utilizzi, chi hai nella rubrica e chi chiami o a chi mandi SMS, la tua attuale posizione geografica, le fotografie che scatti, e molto altro: tutto ciò che c’è da sapere su di te, cosa c’è di sbagliato in fondo.

E pian piano tu accorgi che le più insospettabili App richiedono permessi assurdi… Solo per citarne alcuni un noto social network vuole poter creare e cancellare account del dispositivo (oltre agli altri ovvi permessi di accedere a tutto il resto), l’App del servizio clienti di un noto gestore telefonico vuole sapere la tua posizione geografica, la tua rubrica e le foto che hai fatto e via dicendo… Tutti permessi non giustificabili dalla funzione dichiarata.

Basta andare a scorrere la lista delle App installate, in quel menù poco in vista della lista dei permessi concessi, per sudare freddo.

Android è abbastanza gentile da chiederci se accettiamo di dare questi permessi alla bellissima App che stiamo installando, ma indovinate l’utente medio cosa fa? Senza troppa sorpresa non legge le scritte in piccolo e accetta.

Quando esattamente abbiamo perso il controllo? In che momento l’informatica ha preso il sopravvento sull’utente? Ma la domanda più difficile è il classico perchè? Perchè abbiamo permesso che accadesse? Davvero l’ennesimo social network vale il prezzo che paghiamo? Davvero abbiamo bisogno di un altro sistema di messaggistica, come se i centinaia che ci siamo lasciati alle spalle avessero qualcosa di diverso da quello tanto di moda oggi? Cosa è successo all’informatica? Serve ancora a risolvere i problemi delle persone? Serve ancora a rendere la vita delle persone più comoda? Possiamo definire “comodo” un social network praticamente creato sulle foto di piatti di cibo pronti ad essere divorati?

Tutto questo non è gratis, il prezzo non si definisce solo in euro. Google fornisce da quando è nata servizi gratuiti, eppure è una delle società più ricche al mondo. Il costo c’è, anche se è ben nascosto.

Non sono un complottista, non mi chiederò a cosa gli servono quei permessi, ma nulla mi impedirà di disinstallarle tutte senza pietà. Almeno ci provo, nonostante sia sempre più una lotta contro i mulini a vento, a riprendere un poco di controllo.

Ancora una volta mi ritrovo a dire che questa informatica si basa sui servizi commerciali, non tanto su quello che si può fare, ma su come si può monetizzare quello che fai, ma devo aggiungere un dettaglio: alla fine i prodotti in vendita siamo noi.

Andrea Bontempi

Andrea Bontempi ha scritto 10 articoli

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