Ci vediamo dopo la pubblicità…

La pubblicità oggi sembra basarsi sull’avanzatissimo principio secondo il quale la più piccola unità modulare, se ripetuta in modo rumoroso e ridondante, finirà gradatamente per imporsi. Il principio del rumore viene spinto così fino al livello della persuasione, e ciò corrisponde di fatto alle tecniche del lavaggio del cervello. (Marshall McLuhan)

No, non sono impazzito, e non ho nemmeno intenzione di iniziare a riempire il il mio blog di pubblicità. Ho solo voglia di fermarmi a riflettere sulla droga che tiene in scacco la nostra società, che comodamente chiamiamo pubblicità, e che ci porta a comportamenti folli, e sta generando vere proprie guerriglie mediatiche ultimamente su Internet.

A chi interessa la pubblicità?

Be, a due gruppi di persone di sicuro interessa: a chi la fa e a chi la vende. Ma perché? Ci siamo mai veramente chiesti perché corriamo così dietro alla pubblicità? Perché genera tutto questo folle spiegamento di mezzi con relativo giro di denaro?

La risposta varia rispetto a chi fai la domanda: se chiedi a chi fa la pubblicità, questo ripeterà allo sfinimento che deve farla perché altrimenti la gente si dimenticherà di comprare i suoi prodotti. Se lo chiedi a chi la vende ti risponderà che i soldi che fa vendendola mantengono il “servizio gratuito” (ad esclusione degli extra a pagamento per soli 9,99 €/mese).

Ora, in parte li capisco, sono immersi in questo sistema, che ti cresce a pane e pubblicità (bambini, dopo gli spot pubblicitari si va a letto!), in una paradossale campagna pubblicitaria a favore delle pubblicità. Ok, ok… far conoscere il proprio prodotto alle clientela è importante, se nessuno sa che vendi una cosa, bhe, è certamente difficile riuscire a venderla. Ma qui non stiamo parlando di “informare” il consumatore, ma di “convincerlo”: la pubblicità moderna non vuole far sapere alla gente cosa si vende, vuole far entrare nel subconscio delle persone un certo prodotto o un certo marchio (alzi la mano chi non ha mai anche solo distrattamente citato uno spot pubblicitario) per indurli a comprare.

Ma funziona?

Ma funziona davvero? Anche se ricordo a memoria tutti gli spot più famosi, questo mi induce davvero a comprare quello che dicono?

Diciamolo, ogni volta che riceviamo un volantino lo buttiamo via entro i primi 30 secondi (i meno educati anche prima con conseguente inzozzamento del marciapiede), ogni volta che parte la pubblicità in tv cogliamo l’occasione di fare quello che durante l’interessantissima trasmissione non avremmo mai fatto (alzi la mano chi non è mai andato in bagno durante gli spot), ogni volta che riceviamo pubblicità via e-mail… non la riceviamo… ormai i filtri anti-spam sono così diffusi che non serve nemmeno preoccuparcene, e anche nel resto del web ormai si stanno diffondendo sempre di più dispositivi per filtrare e bloccare la pubblicità.

Facciamo un esempio illustre: in Italia ci sono 4 principali compagnie di telefonia telefonica che martellano incessantemente con spot pubblicitari ogni mezzo di comunicazione. Se la pubblicità funzionasse le persone dovrebbero cambiare operatore telefonico con una frequenza folle anche solo per la burocrazia che ne deriva… e semplicemente non succede così (Senza contare che molte società ti bloccano il contratto per 30 mesi, impedendoti in ogni caso il cambio di operatore in quel periodo). Ora, premesso che mi sento sufficientemente informato dell’esistenza di queste 4 società telefoniche sul mercato, direi che tutto il resto è semplicemente un vile tentativo di convincere per sfinimento la gente ad acquistare il super-mega-contratto della società X prima che la società Y ne faccia uno del tutto equivalente.

La realtà è che forse funzionava, ma oggi siamo assuefatti, siamo talmente abituati alla onnipresenza ingombrante della pubblicità che mentalmente la ignoriamo, se non addirittura (quando troppo fastidiosa) ci muoviamo attivamente per eliminarla.

I lati negativi

Dopo aver parlato del lati positivi, passiamo ad elencare quelli negativi 😛

La prima cosa che salta all’occhio è ovviamente lo spreco: dai volantini appena stampati che finiscono in pattumiera per direttissima, allo spreco di tempo per le chiamate indesiderate, fino al consumo di banda internet (a spese dell’utente) per caricare i banner o filmati pubblicitari di turno.

Quanti soldi si possono risparmiare non facendo pubblicità? Probabilmente tanti, ma non ditelo troppo in girlo: l’intero sistema economico è basato su un enorme spreco di soldi…

Il secondo lato negativo è più recente, e viene con l’avvento del “web 2.0” (un termine con ben poco significato tecnico, ma che serve a convincere la gente che viviamo in un mondo figo dove puoi fare le stesse cose di prima, ma pagando molto di più), ed è l’enorme ombra che si cela dietro al web 2.0: la profilazione.

Se vuoi convincere una persona, e ti accorgi che sparargli nelle orecchie messaggi pubblicitari a caso inizia a non funzionare più, allora inizi a chiederti se non puoi avvicinarti ad essa, conoscerla meglio, e agganciarsi ai suoi gusti e alle sue debolezze per intrufolarti meglio, ottenere la sua attenzione e attaccare. Ed è questo mercato quello che rende le multinazionali del web (Che usiamo tutti i giorni) così dannatamente ricche.

La quasi totalità dei servizi che usiamo su Internet non esistono certo per beneficenza, e-mail, chat, social network, cellulari, smart tv, ecc… sono tutti pensati per raccogliere dati su chi li usa, per conoscerlo meglio, per capire i suoi gusti e le sue abitudini… per conquistare il mondo??? No… basta conquistare i suoi soldi, siamo seri….

L’effetto collaterale è presto detto: la privacy non esiste, è un illusione posta davanti alle persone per convincerle che il fatto che non ce l’hanno più è una loro scelta personale. Così come il banner sui cookie ultimamente reso obbligatorio dalla legge Italiana (e che ho messo anche in questo sito, nonostante non abbia alcun senso) serve soltanto a ricordare alla gente che questo è il gioco: o sei dentro o sei fuori (Sempre se rieci a starci, fuori…)

Conclusione

Non voglio cambiare il mondo, so bene che non è possibile, ma mi basta poter ragionare su di esso. La pubblicità non smetterà di esistere solo perché lo dico io (non smette di esistere nemmeno se il suo principale target la ignora…). Ma non tentate di farmi sentire in colpa se non mi interessate, il pc è il mio, la e-mail è mia, la casella della posta è mia: se non mi interessate verrete cestinati, fatevene una ragione.

E ora possiamo riprendere la trasmissione…

Andrea Bontempi

Andrea Bontempi ha scritto 10 articoli

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